Sei nella sezione: Ns.idee > Politica
Negli atti, nei comportamenti, nelle cose che si fanno, sono le persone che costituiscono la differenza. Ve ne sono di squallide, piccole di testa, con scarso senso della realtà, con una visione dello scenario parziale o incompleta.
Ed altre splendide, acute, previgenti, capaci di fare, di produrre qualità con i loro gesti ed i loro atti. C'è una discriminazione fra l'una e l'altra categoria? C'è la possibilità per le persone mediocri di diventare eccellenti? Due risposte positive.
Se una persona è mediocre può migliorare, costantemente e uniformemente, fino a diventare eccellente.
Se, invece, non vuole, non si sforza o non si pone il problema per migliorare, in questo caso è giusto che resti nella mediocrità. L'importante è che non si mascheri. Che pur restando mediocre, cioè, non tenti di spacciarsi per eccellente.
Primo, perchè gli interlocutori non sono stupidi e, nel tempo, si accorgono di chi millanta credito. Secondo, perchè la finzione non dura e prima o poi la vera natura della persona si manifesta senza che nessuna maschera possa celarla.
I piccoli calcoli dei piccoli uomini non hanno sguardo lungo e non hanno possibilità di affermarsi, se non in ambienti altrettanto piccoli.
Pensare in piccolo e pensare in grande costa uguale.
L'energia prodotta e consumata è la medesima, cambia l'oggetto. Se il pensiero è illuminato, profondo, strategico; se è supportato da una cultura vasta e profonda, le azioni, le parole, i sentimenti sono conseguenti per quantità e qualità.
Se, invece, non si possiede profondità di pensiero e si è attaccati alle piccole cose, agli eventi routinari, beh le azioni ed i comportamenti non possono che essere conformi. Naturalmente qui non scriviamo di chi è in malafede, di chi mente sistematicamente.
Perchè in questo caso non si può parlare di mediocrità bensì di disonestà. "Anche un solo capello fa la sua ombra" (Publilio Siro, I secolo a.C.). Il piccolo cioè ha il diritto di esistere e non confliggere con la qualità che può essere racchiusa anche in una dimensione modesta. Nella vita si compiono scelte continuamente: di merito, di sostanza e di forma, secondo come ognuno di noi vuole. Se vuole apparire, camuffandosi, se gli piace dire pane al pane e vino al vino, oppure se intende captare la benevolenza altrui, prosternandosi.
C'è chi si assume la responsabilità dei propri comportamenti ed anche le conseguenze. C'è chi, invece, preferisce essere acquiescente anche quando sente dentro di sè la voglia di rompere la testa al proprio interlocutore. Non è una questione di educazione, vera o falsa. é una questione di personalità.
O la si possiede oppure si resta in una dimensione mediocre. Scegliere fra mediocrità ed eccellenza è una questione di metodo, al quale si uniformano i comportamenti, il modo di vivere e di relazionarsi. Non è una scelta di poco conto.
Dobbiamo pensarci per tempo ed uniformare la nostra vita all'eccellenza, a quel livello che possiamo e sappiamo conseguire. In breve, mettercela tutta per fare il massimo, per ottenere la massima qualità. Quello che precede sembra un discorso a circuito chiuso, perchè da noi comincia e con noi finisce. In effetti non è così. Perchè ciascuno di noi fa parte di una catena infinita che è quella della vita. Che vale la pena vivere. Con eccellenza.
Menu di sezione: